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TESTIMONIANZE
PATRIZIA

LA STORIA DI PATRIZIA – ERO FORTISSIMA E NON LO SAPEVO

La mia storia inizia il 2.7.1996.

Avevo appena compiuto trent’anni, avevo un bambino di un anno, un marito, un lavoro che amavo molto. Iniziai a rendermi conto di star male: debolezza, dolori alle spalle, prurito insopportabile ai piedi, rapido dimagrimento. Il mio medico curante visitandomi si accorse anche di una tumefazione che avevo all’altezza dello sterno e alla quale non avevo dato importanza.

Mi prescrisse una lastra e mi venne diagnosticato un aneurisma. In verità non si trattava di un aneurisma: l’ho scoperto nei giorni successivi tra mille vicissitudini grazie a una TAC: massa in espansione, scrissero.

“Cancro” dissi. Il referto fu “linfoma non-Hodgkin”.

Da lì a Via Benevento il passo è breve.

I primi tempi, quando ti trovi a vivere un’esperienza del genere, sono traumatici: ti senti come dentro un frullatore, ti accadono cose che non avresti mai immaginato, il tuo corpo è costretto a subire delle vere e proprie torture, la mente è assalita da mille informazioni e il tuo cuore è attanagliato dalla paura, se ne sta nascosto in qualche angolo di te.

Ma una diagnosi vuol dire “strada da percorrere”: immediatamente fui assegnata al gruppo N, conobbi i miei medici di riferimento, il dottor Martelli e la dottoressa De Sanctis, e iniziai la chemioterapia.

Incontrai diverse volte anche il professor Mandelli, che si arrabbiò moltissimo quando gli dissi che indossavo la cuffia refrigerante per proteggere i capelli dalla caduta durante la chemio: mi spiegò che la terapia non va bloccata, che deve arrivare anche sulla cute e che i capelli sarebbero caduti e poi ricresciuti. Come infatti fu.

Non ho mai voluto indossare parrucche, solo i cappelli lavorati a mano amorevolmente da una mia zia, perché non ho mai avuto paura del mio aspetto.

Purtroppo però un malato non deve fare i conti solo con il linfoma, con il suo corpo, con il dolore, con i cambiamenti fisici, ma deve affrontare anche le persone, gli sguardi, le parole. Quando perdi i capelli dopo un po’ ti abitui, sono gli occhi degli altri che te lo ricordano. E devi essere più forte anche di questo.

Così scoprii di essere fortissima e di non averlo mai saputo.

E riuscii a sopportare gli effetti collaterali pesantissimi della chemioterapia: dalla caduta delle unghie, alle afte devastanti in bocca, dal depotenziamento muscolare (facilmente mi ritrovavo per terra), all’insonnia. Con pazienza e fiducia incontravo i “miei” medici, facevo le visite, le analisi, le terapie e anche interminabili file perché purtroppo frequentavamo in molti “Via Benevento”.

E poi arrivò la tac che ha decretato la mia guarigione e la mia seconda nascita. Una gioia immensa, una gioia esplosiva.

Quando sono guarita ho cominciato a frequentare RomAIL e a rendermi disponibile per la vendita delle stelle di Natale e delle uova di Pasqua; lì ho conosciuto Anna e Mario, i genitori di Vanessa Verdecchia, che dà il nome alla sezione.

Anna e Mario sono l’AIL per me, sono il prof. Mandelli, sono la mia guarigione, la mia lotta, la mia speranza, la fiducia, il “non mollare”.

E ancora oggi dedicare quei due weekend alla raccolta di fondi per la ricerca mi dà una grande soddisfazione e la sensazione bellissima di restituire un po’ di ciò che ho ricevuto.

Molte delle persone che vengono ad acquistare le stelle di Natale e le uova di Pasqua sono persone coinvolte in prima persona: sono state malate o ancora in cura o hanno un familiare a cui è stata diagnosticata un linfoma o una malattia ematologica, e desiderano condividere questo loro stato, le emozioni, la speranza, la sofferenza: sono momenti molto intensi, che rendono significativa anche un’esperienza tanto dolorosa.

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    2021-02-18T14:13:40+00:00
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