TESTIMONIANZE
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TESTIMONIANZE
DAI VOCE ALLA TUA STORIA. È IMPORTANTE. La tua storia ha un valore che non si può misurare. Raccontacela per dare coraggio e speranza a chi pensa di essere solo nella sua battaglia. Insieme siamo più forti. |

SIMONA
Mi chiamo Simona Niro. Oggi lavoro in un’agenzia immobiliare, ma ai tempi della malattia di mia nipote lavoravo in una fabbrica che, proprio in quel periodo, purtroppo chiuse. Andai prima in disoccupazione e poi in cassa integrazione. Eppure, in quel momento così difficile, riuscii a vedere il lato positivo: quella situazione mi permise di stare accanto a Giorgia ventiquattro ore su ventiquattro. Credo sia nato tutto da lì, da quei giorni: la mia costante ricerca dell’aspetto positivo in ogni cosa, anche la più dolorosa.
Giorgia, un sì entusiasta alla vita
Giorgia era mia nipote, una bambina meravigliosa di 10 anni, piena di vita e dagli occhi curiosi. Vivevamo nella stessa casa e tra noi c’era un rapporto bellissimo. Qualsiasi cosa le proponessi – una gita, una cena, una giornata al mare o un’escursione in montagna – la sua risposta era sempre un “sì” entusiasta.
Poi, un giorno, qualcosa cambiò. Cominciò ad avvertire una strana stanchezza, accompagnata da una febbriciattola leggera ma costante. La nostra pediatra, dopo un’attenta valutazione, decise di non rischiare e ci indirizzò subito al Policlinico Umberto I. Lì, il verdetto fu immediato e durissimo: Leucemia. Il ricovero in reparto fu lungo e intenso. Venne applicato il protocollo terapeutico e, dopo mesi di cure, arrivò la nostra prima grande vittoria: la remissione completa della malattia e il ritorno a casa.
L’incontro con la Residenza Vanessa
È stato durante i periodi di cura fuori dal ricovero ospedaliero che abbiamo incontrato AIL Roma. Giorgia non poteva stare a casa, così siamo stati accolti alla Residenza Vanessa. Vivere lì dentro per lungo tempo per assistere mia nipote mi ha permesso di toccare con mano un mondo straordinario, che prima non conoscevo: quello del volontariato.
Nel corso del tempo sono accadute tante cose. Giorgia purtroppo non è guarita, se n’è andata lasciando un vuoto immenso, ma la spinta, l’amore e la dedizione che sono nati in quegli anni passati al suo fianco non si sono mai spenti. Da dieci anni a questa parte, quel legame continua a vivere attraverso le mie azioni.
Il mio modo di dire grazie: la concretezza
Molti oggi mi definiscono una volontaria, ma io non mi ritengo tale. Non mi sono mai definita così, perché ho molto rispetto per questa figura. I volontari veri sono persone capaci di regalare la propria presenza e il proprio tempo a chi sta male, a chi sta attraversando l’inferno di un percorso di cui non si conosce la fine. Io sento che non potrei farcela, che non avrei quella specifica forza emotiva.
Per questo ho scelto una via diversa, forse più semplice per me, ma basata sulla massima concretezza. Insieme a una rete splendida di amici e di persone speciali incontrate lungo il cammino, mi occupo di raccogliere fondi. Lo faccio da anni proprio lì dove tutto è iniziato: organizzando e gestendo i mercatini solidali di Natale e di primavera all’interno della Residenza Vanessa.
Partecipo attivamente a ogni iniziativa proposta da AIL Roma con un obiettivo chiaro: acquistare beni materiali, macchinari o arredi che possano servire nell’immediato. Per me è fondamentale fare qualcosa per migliorare le giornate dei pazienti e, allo stesso tempo, sostenere i medici, gli specializzandi e gli infermieri nel loro lavoro quotidiano. Questo impegno è il mio modo personale di dire grazie, di mantenere viva la memoria di Giorgia e di gridare la mia vicinanza a chi lotta ancora.
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